Home > Projects > La cultura per lo sviluppo della città. Incontro con Paolo Verri

La “lezione” più importante del torinese che conquistò la Basilicata e fece di Matera Capitale della Cultura per il 2019 potrebbe essere sintetizzata rispolverando un aforisma del conduttore televisivo Piero Chiambretti: comunque vada sarà un successo. La vittoria della prossima campagna elettorale per il movimento “Cambiavento”, capeggiato dal candidato sindaco Nicola Fiorita, al di là del responso delle urne – che qualora fosse positivo certo nessuno si dispiacerebbe – sarà aver costruito un “sogno collettivo”, essersi ritrovati attorno ad un tavolo per disegnare assieme una visione di città per “cambiare le cose attraverso un processo inclusivo”. Un successo per la collettività che si mette assieme per cambiare le cose, soffocando l’individualismo con “la complicità e la condivisione che danno voce a potenzialità enormi per un risultato costruito facendo partecipare tutti alla crescita”. L’invito che arriva dal direttore di Matera 2019, Paolo Verri, chiamato nella Sala concerti di Palazzo de Nobili per parlare di cultura come occasione di sviluppo per la città, quindi, è quello di “non disperdere quello che avete costruito assieme che è già un valore, a prescindere da quale sarà il risultato elettorale”.

E se quello del Matera è l’esempio perfetto di come una programmazione adeguata, accompagnata da lungimiranti politiche culturali, possa portare risultati importanti nel campo della Cultura ma nello stesso tempo della rigenerazione urbana, nello stesso tempo diventa “il punto di vista che ci interessa esportare. Il lavoro condiviso diventa una piattaforma molto più ampia: non vediamo confini ma soluzioni”. Dopo l’introduzione dall’archeologo Francesco Cuteri, il racconto di Verri che scopre la Basilicata “giardino nascosto d’Europa” e fa di Matera la Capitale della Cultura dopo aver incassato successi a Torino, città natale di Verri che sotto la Mole conosce comunque la magia dei calci d’angolo di un calciatore dal piede piccolo diventato il mito Massimo Palanca, tiene la numerosa platea della Sala concerti con gli occhi incollati alle slides e concentrati su questa figura ‘sabauda’ estroversa ed empatica.

Raccontando Matera 2019, Verri dà voce alla quella speranza interiore che spinge a colpi di folate di vento la spasmodica esigenza di quanti credono sia possibile cambiare le cose anche a Catanzaro, facendo della cultura una occasione di sviluppo sociale e riscatto. “Per puntare sulla cultura non basta puntare sulla città come era mille anni fa, ma è necessario pensare alla città per come sarà nei prossimi mille anni – dice ancora Verri -. Il compito dell’uomo è quello di collaborare, da ‘trovarsi’ e non dallo ‘scontrarsi’ nasce il miglior vantaggio per la collettività”. Da qui il principio della rigenerazione urbana che diventa scambio di relazioni in città fatte di persone (meno mattoni e più neuroni, continua a ripetere Verri), e del turismo che poggia sull’approfondimento di concetti come quello dell’abitante culturale e del turista come “cittadino temporaneo” per la costruzione di un turismo accogliente, oltre che della gestione della natura come opportunità e non sfida. Come ha fatto Matera a diventare Capitale europea della Cultura? “Pensando prima all’accoglienza che alla cultura, puntando sulla visionarietà dell’azione, al coinvolgimento di tutti e alla managerialità delle risorse economiche”. Una formula magica, operazione ripetibile? E’ sempre il fattore umano a fare la differenza. “Ho visto questa sala piena tante volte ma ogni volta è un’emozione – esordisce il candidato sindaco Nicola Fiorita nelle sue conclusioni -.

E questa sera abbiamo imparato molto. Non abbiamo mai desiderato vincere, ma cambiare questa città: mettere in campo un cambiamento. Ed è venuto già fuori il metodo della gestione migliore quello che punta sull’inclusione. La buona amministrazione infatti è quella che ha una visione, e un sindaco bravo è quello che non crede di poter fare tutto da solo”. Al grido di “meno inaugurazioni e più ambizioni”, Fiorita si dice certo che “il futuro è qui, in questa stanza, con queste ambizioni: la cosa più bella è quella di aver immaginato di essere qui”.

Del resto, chiude Fiorita “ce lo ha insegnato proprio Palanca che con il vento un pallone entra in rete anche su calcio d’angolo, con il vento si possono fare cose straordinarie”.

Fonte: Catanzaro Informa